L' ACCERTAMENTO DELL’AUTENTICITÀ NELL’ARTE BUDDISTA

 

 

 

 

 

L’arte buddista segue un’iconografia molto rigida. Ogni gesto e ogni forma possiedono un significato simbolico ben preciso che lascia poco spazio alla creatività dello scultore.

Per questi motivi non è facile classificare cronologicamente gli oggetti d’arte buddista basandosi sullo stile.

Un giudizio può essere basato sull’espressione dei volti, cui solo un artista credente può conferire una connotazione mistica, nonché sull’esecuzione paziente ed amorosa dei particolari, come ad esempio le mani e i capelli. I falsari, lontano dalla fede, producono figure poco vitali con lineamenti insignificanti e sguardi vuoti.

 

Per quanto riguarda gli accertamenti scientifici eseguiti sulle opere asiatiche in bronzo, legno e pietra, valgono le stesse regole e tecniche applicate agli oggetti dell’arte Europea, fatti con gli stessi materiali.

Bisogna però considerare il fatto che gli asiatici, e per primi i cinesi, hanno un’attitudine diversa per la copia. Per loro copiare i maestri del passato è una virtù e superarli un onore. La copia onesta viene quasi equiparata all’originale e sul mercato ha un prezzo elevato, soprattutto se ha sostituito un oggetto sacro in un tempio o in un monastero. I falsi sono invece prodotti come merce da esportazione. Oggetti fatti per essere venduti si riconoscono anche dalla loro eccessiva bellezza, ricca di particolari, e dalla loro inusuale grandezza.

L'età delle figure in legno può essere stabilita inoltre scientificamente con la spettroscopia molecolare (www.spectroscopyforart.com).

 

Informazioni dettagliate si trovano sul sito www.museoartescienza.com e sul terzo volume del Manuale Illustrato edito dal  Museo (p.81-97).

 

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